Prot. nr. 1618.06
Napoli, 07/11/2006
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Il sottoscritto Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale Andrea SANTORO
PREMESSO
che con delibera della Giunta regionale campana n.855 del 16 giugno 2004 veniva istituito il “PARCO METROPOLITANO DELLE COLLINE DI NAPOLI” al fine di riunire quelle che si presentavano come aree marginali, totalmente isolate dal contesto urbano, in una riserva ambientale a scala metropolitana per salvaguardarle e per riequilibrare l’intensa e dissennata urbanizzazione della parte alta della città;
che tra i pezzi pregiati del “Parco” troviamo la collina dei Camaldoli con le sue pendici (“PARCO DEI CAMALDOLI” istituito nel 1980 dalla ex Cassa per il Mezzogiorno, poi divenuta Agenzia per lo Sviluppo del Mezzogiorno), dalle conche dei Pisani e di Pianura sino alla selva di Chiaiano e al Vallone San Rocco, per un’estensione complessiva di 2.215 ettari;
che tra i principali obiettivi perseguiti dalla Regione Campania con l’istituzione del Parco si annoverano: il contrasto all’inquinamento atmosferico e l’influenza sul clima, la conservazione delle specie botaniche e delle bio-diversità, la tutela del paesaggio e, non ultima, la protezione idrogeologica delle aree franose.
RICORDATO
che il suolo ed il sottosuolo della collina dei Camaldoli sono costituiti prevalentemente da prodotti di natura vulcanica mentre dal punto di vista orografico, i suoi terreni presentano tutta la gamma delle pendenze: dal dolcemente inclinato, al molto ripido. L’ameno rilievo, infine, evidenzia - anche laddove emerge il tufo giallo – gli effetti di frane pregresse e creste tufacee sottoposte ad un’intensa erosione ad opera degli agenti atmosferici.
che per i fini istituzionali, per la tutela idrogeologica e quella paesaggistica del Parco, l’intera collina dei Camaldoli è affidata ai vincoli del “Piano paesistico territoriale Agnano-Camaldoli” riportati dal Decreto ministeriale del 6 novembre 1995 e dalla Legge Regionale 11/96 “Modifiche ed integrazioni alla L.R. 13/87 in materia di economia montana e difesa del suolo” pubblicata sul Burc n°29 del 21 maggio 1996. Successivamente, la difesa del Parco è stata rafforzata, nel 2001, dalla delibera del Consiglio Comunale n°35, con i vincoli imposti dalla “Variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Napoli”; dal vincolo idrogeologico del “Piano stralcio per l’assetto idrogeologico” pubblicato sul Burc n°26 del 27 maggio 2002; dai vincoli derivanti dall’istituzione del “Parco metropolitano delle colline di Napoli” sancito dalla Delibera della Giunta regionale della Regione Campania n° 855 del giugno 2004.
che il Servizio Progettazione e Valutazione Ambientale del Comune di Napoli, in contrasto con quanto previsto dalle normative vigenti precedentemente citate, predisponeva due distinti progetti uno per la “riqualificazione” dei punti panoramici dei Camaldoli e l’altro per quella del Vallone Orsolona. Un’area quest’ultima interessata dalla presenza di immobili abusivi, manufatti ed impianti la cui costruzione ha causato l’alterazione della naturalità e della permeabilità dei luoghi tra cui, la modifica di ampi tratti dell’originaria orografia della collina i cui disastrosi effetti si riversano sottoforma di pericolose colate di fango nei quartieri di Pianura, Soccavo e Fuorigrotta.
SOTTOLINEATO
che con la progressiva acquisizione al Comune di Napoli delle aree occupate da tali sconci edilizi ci si sarebbe aspettato da parte del Servizio Progettazione e Valutazione Ambientale un intervento finalizzato al ripristino dello stato originario dei luoghi.
In realtà la riqualificazione comunale fonda sostanzialmente sul recupero dei belvedere ubicati all’interno del Parco e sulla realizzazione ex novo – in un’area del Parco (a ridosso di Via Orsolona ai Guantai) estesa tra la sede dell’INPS e l’ex Country Club - di una “scuola ippica con maneggio e Club House”.
Intervento giustificato dalla “vocazione sportiva” dell’area derivata dalla presenza di campi di calcio, calcetto e polivalenti – opere realizzate in difformità con le indicazioni di Piano e delle leggi per la tutela paesaggistica e idrogeologica – con cui il Comune di Napoli si propone di sommare ai m.c. di cemento abusivo, colate di “cemento legale a basso impatto ambientale”.
SOTTOLINEATO ALTRESI’
che tale destinazione d’uso dei suoli protetti sancirebbe di fatto la definitiva alterazione dei tratti naturalistici di una pregiata porzione del Parco dei Camaldoli e la privatizzazione di un’ampia porzione del Parco in quanto la fruizione dei luoghi così “riqualificati” sarà riservata ai soli allievi della scuola di equitazione;
che con la delibera n° 3203 del 12 ottobre 2004, la Giunta comunale approvava all’unanimità il progetto, esecutivo e cantierabile, per la riqualificazione del Vallone Orsolona nel Parco dei Camaldoli. La decisione della Giunta era inoltre sostenuta dal parere espresso dalla Commissione Edilizia Integrata. Questa, infatti, come da prassi, esaminata la pratica edilizia n° 2847/03, il 25 settembre 2003 (verbale di istruttoria n° 266) riteneva le opere e l’installazione dei manufatti da destinare a maneggio, scuola di equitazione e quant’altro pienamente compatibili con gli articoli 6-8-11 del Piano paesistico Agnano-Camaldoli salvo “evitare l’abbattimento di essenze arboree di pregio eventualmente presenti, di rivestire in pietra i frontalini a vista di cemento armato e d’incrementare lo spessore del terreno vegetale su tutti i giardini […]”;
DENUNCIATO
che in realtà l’impresa appaltatrice, forte della delibera e del parere di compatibilità ambientale dato dalla CEI del Comune di Napoli al progetto, dava seguito a quanto previsto per la riqualificazione ambientale. Ne conseguivano consistenti lavori di sbancamento di rocce sciolte (argilla, sabbia, ghiaia, pozzolana, lapillo e terreno vegetale) che alteravano ulteriormente le originarie quote di livello dell’area interessata dall’intervento. Un terreno incolto – classificato sottozona Fa2 - di circa due ettari su cui venivano movimentati circa 25mila m3 di materiali inerti per gettare le fondazioni in c.a. della scuola di equitazione mentre le prescrizioni della Variante di Piano Regolatore, stabilivano che potevano essere esclusivamente realizzate:
a) aree di sosta per il ristoro eventualmente dotate di arredi mobili;
b) aree per esposizioni temporanee e manifestazioni connesse alla promozione agricola eventualmente dotate di sistemi mobili;
c) attrezzature sportive scoperte, ammissibili solo in sede di pianificazione urbanistica esecutiva, rimanendo consentita la realizzazione di spogliatoi”.
Sull’area destinata a parcheggio di auto e camper, inoltre, lo sbancamento interessava altri 5mila mq. con una movimentazione di inerti per circa 5mila m3 .
In sostanza nell’appezzamento manomesso, sono stati distrutti esemplari annosi di castagni (Castanea Sativa) ad altissima fertilità difficilmente riscontrabili in altri siti campani e sono state alterate ulteriormente le quote altimetriche di un’area ricadente nella zona a rischio frana – Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino Regionale Nord-Occidentale della Campania vigente dal 10 maggio 2002 – e prossima ad un “Sito di Interesse Comunitario” contemplato dalla direttiva CEE 43/92 Habitat del 21-5-92.
DENUNCIATO ALTRESÌ
La particolare gravità dello scempio in corso d’opera risiede nel fatto che la zona è già oggetto di una aggressione edilizia diffusa e violenta.
In prossimità del cantiere si erge, ad esempio, un falansterio abusivo che, nonostante le sue enormi dimensioni, continua a passare inosservato e, paradossalmente, nel corso della recente campagna elettorale sembrerebbe aver accolto nei suoi locali assemblee indette da candidati dell’attuale maggioranza consiliare e dalla stessa candidata a Sindaco.
In prossimità del “mostro” (al quale soltanto signora dinamite potrebbe rendere piena giustizia) sono state cancellate non si sa bene da chi le attrezzature sportive (campo di calcio e campo di bocce) realizzate - anche queste con pubblico danaro - dall’Agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno proprio mentre l’Amministrazione comunale, acquisiva con l’esproprio quelle del Country Club.
PRESO ATTO
che a bloccare gli stravaganti interventi del Comune è intervenuto il Coordinamento Forestale Provinciale di Napoli, con la interruzione dei lavori di sbancamento e col sequestro del cantiere e dei mezzi per il movimento terra;
che i militi dell’ambiente hanno accertato numerose irregolarità compiute dalla ditta appaltatrice. Per ricordarne solo alcune: violazione delle norme e delle prescrizioni urbanistico-edilizie della Variante al P.R.G. del Comune di Napoli, di quelle del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino Regionale Nord-Occidentale della Campania; lo stesso parere formulato dalla Commissione Edilizia Integrata;
del fatto che l’Amministrazione Comunale con il suo progetto per la “riqualificazione Vallone Orsolona” - già esso stesso in palese contrasto con le prescrizioni del Piano Regolatore Generale vigente – ha consentito di violare aree sottoposte a protezione integrale ricadenti nella perimetrazione del Parco Paesistico “Agnano-Camaldoli” e di deturpare bellezze naturali.
INTERROGA
Il Sindaco di Napoli, l’Assessore all’Ambiente, l’Assessore alla Difesa del Suolo, per conoscere
a. quali opere siano state eseguite o che siano in corso nelle aree sommitali della collina dei Camaldoli per la stabilizzazione dei suoli, per la regimentazione delle acque superficiali, di quelle meteoriche e per adeguare alla pressione antropica gli scarichi urbani di Pianura-Soccavo in modo da evitare le preoccupanti e ricorrenti colate di fango e gli smottamenti che si registrano nei quartieri cittadini pedecollinari;
b. quali interventi di difesa idraulica e di ricostituzione del patrimonio vegetale siano stati eseguiti o siano in fase di realizzazione per arginare i fenomeni erosivi sia diffusi sia concentrati lungo gli alvei naturali;
c. la tipologia dei lavori eventualmente effettuati per ridurre il rischio della fatturazione e del crollo dei costoni tufacei affioranti della collina dei Camaldoli.
Andrea Santoro

Andrea Santoro