
«Il termine Gruppo è un nome collettivo che presuppone
una pluralità di almeno tre soggetti al suo interno. La furbizia a
Napoli è riuscita a sovvertire perfino le più ovvie e basilari
definizioni linguistiche, sociali e matematiche».
Sessanta consiglieri comunali divisi in 17 gruppi. É quanto avviene a Napoli, dove una pedestre regolamentazione e il malcostume politico hanno fatto si che accanto ai tradizionali partiti proliferassero a dismisura una serie di “gruppi fai da te”. Esigenze politiche? Necessità di rappresentare liste civiche? Macchè: si tratta solo di una furbata che qualcuno ha pensato di mettere in campo per accaparrarsi maggiori risorse economiche, visto che i fondi destinati al funzionamento dei gruppi sono ripartiti secondo due criteri: il primo correttamente richiama la consistenza numerica dei gruppi ma solo per metà dell'importo, il secondo ripartisce metà dei fondi in parti uguali tra i gruppi esistenti al di là della loro consistenza. Questo determina una enorme sperequazione nell'attribuzione delle risorse tra i gruppi maggiori (il PD ha 16 componenti ed il PDL ne ha 15) e quelli minori (esistono ben sette gruppi da un solo componente!) a favore di questi ultimi.
Lo scorso 17 novembre il Consiglio si è riunito per discutere una proposta di delibera che avrebbe modificato l'art.37 dello Statuto al fine di eliminare la norma del cosiddetto “diritto quesito” che impedisce lo scioglimento dei gruppi nonostante fossero venute meno le condizioni statutarie per la loro composizione e cioè almeno tre componenti o in alternativa una corrispondenza con un gruppo parlamentare. Tuttavia la proposta di delibera si chiudeva a sua volta con una postilla che fotografava la situazione esistente: da domani niente più gruppi privi dei requisiti, ma per ora resta tutto uguale.
Questo compromesso aveva in qualche modo messo tutti d'accordo. Ma a rompere le uova nel paniere ha provveduto il consigliere comunale del PDL Andrea Santoro che ha presentato un emendamento che cancella quella postilla, cioè rende immediata esecutiva la riforma e quindi comporta l'immediato scioglimento dei gruppi privi di requisiti.
La cosa incredibile è che l'aula ha approvato all'unanimità l'emendamento: la bagarre è scoppiata subito dopo, quando qualcuno si è reso conto delle conseguenze che avrebbe avuto il cosiddetto emendamento Santoro: dei 17 gruppi ne resterebbero soltanto 8, compreso quello misto in cui conlfuirebbero d'ufficio tutti gli altri e compreso Italia dei Valori, unico gruppo quello dipietrista che potrebbe continuare ad esistere nonostante abbia un solo componente visto che è collegato al rispettivo gruppo parlamentare.
Le forti proteste scaturite contro il Presidente del Consiglio, Leonardo Impegno, “reo” secondo i suoi stessi alleati di non aver fatto comprendere all'aula le conseguenze dell'emendamento (addirittura secondo qualcuno sarebbe stato un “blitz” concordato con il presentatore Santoro, da entrambi però smentito, del resto basta rileggersi il processo verbale che dimostra la piena regolarità istituzionale e politica di quanto accaduto in aula) hanno per ora comportato il rinvio dell'approvazione della delibera, che è il primo argomento che verrà trattato il prossimo 24 novembre, quando il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi. Per approvare la riforma, così modificata dall'emendamento Santoro, occorreranno 41 voti (questo il quorum per le modifiche statutarie). Sulla carta dovrebbero essere certi i 16 voti del PD ed i 15 del PDL a cui si aggiungono i 3 dell'UDC e quello di IDV. Si arriva così ad una base di partenza di 35, a cui dovrebbe in teoria accodarsi il voto del Sindaco Jervolino.
«L'intento -ha spiegato il consigliere Santoro- non era quello di mortificare i gruppi minoritari ma piuttosto di far cessare il malcostume dei “gruppi fai da te”. Non avrebbe senso lo sforzo che stanno facendo la Politica nazionale: negli ultimi anni partiti storici come Alleanza Nazionale, i Democratici di Sinistra, i Popolari ed anche Forza Italia hanno avuto il coraggio di rispondere ad una richiesta di semplificazione che chiedeva il popolo italiano dando vita a due nuovi grandi partiti, quello Democratico e quello del Popolo della Libertà. Scelte umane e politiche sofferte da ognuno di noi, ma fatte con la determinazione di chi ha rispetto delle istituzioni. Non vedo cosa ci sia di scandaloso a sciogliere gruppi costituiti da singoli consiglieri».

Andrea Santoro