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Diritto alla Memoria: intervento del presidente Andrea Santoro all'Istituto di Studi Filosofici
29/10/2009

Si riporta di seguito la trascrizione dell'intervento del presidente della Commissione di Indagine sui Cimiteri, dott.Andrea Santoro, tenuto durante i lavori del convegno "Diritto alla Memoria" promosso dalla Facoltà di Architettura e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e svoltosi a Palazzo Serra di Cassano:

Può apparire una formalità ringraziare gli organizzatori di questa interessante giornata di studi. Ma vi è assicuro che non lo è. Quando mi è stata offerta l'opportunità di tenere una relazione in questa prestigiosa sede, al cospetto di autorevoli docenti e di una così attenta e qualificata platea, mi è venuto spontaneo sorridere: è da ormai un anno che da Presidente della Commissione di Indagine ho approntato una relazione da portare in Consiglio Comunale eppure ancora non mi è stata data questa possibilità: evidentemente tutti nelle istituzioni conoscono i problemi dei Cimiteri ma vederseli scritti nero su bianco forse fa un certo effetto ed anche la denuncia diventa oggetto di schermaglie politiche che servono solo a rinviare il confronto sui problemi e sulle soluzioni.
Non sapendo se il Consiglio Comunale durerà abbastanza da permettermi prima o poi di leggere quella relazione, approfitto del vostro gentile invito che mi permette di raccontare quella che è stata l'esperienza fatta da Presidente della Commissione di Indagine, i cui lavori sono iniziati a giugno del 2008.

Discutere delle problematiche dei Cimiteri napoletani non è facile.
Lo scoop, la notizia scandalistica è a portata di mano di chiunque. Basta entrare in qualsiasi Cimitero ed anche il cronista più improvvisato è in grado di tirare fuori una “notizia”.
Se tuttavia si vuole realmente “discutere”, comprendendo cioè la causa e la complessità di tante problematiche, non bisogna soffermarsi sulla singola notizia, per quanto ad effetto sia.
Il sistema cimiteriale è qualcosa di molto complesso. E secondo me finora non si è mai guardato nella sua complessità.
Anche le tante inchieste della magistratura che hanno fatto notizia in città ma anche nei comuni della provincia, riguardavano per lo più le attività delle imprese di trasporti funebri. Marchiando negativamente ed ingiustamente una intera categoria.
Il principale errore che è stato fatto -e che si continua a fare anche da parte dell'Amministrazione Comunale attuale- è proprio questo: affrontare i problemi singolarmente, senza accorgersi che sono tra loro legati in modo indissolubile.
Il peggiore errore che può fare nell'immediato futuro questa Amministrazione è quello di indire singole gare di appalto per singoli servizi. Una gara per il trasporto funebre comunale. Una gara per le attività di necrofori e seppellitori. Una gara per il completamento dell'impianto di cremazione. Una serie di gare per gli ampliamenti dei cimiteri.
Non è questa la strada.

Torniamo però alla mia personale esperienza quale Presidente della Commissione di Indagine.
Non frequentando i Cimiteri, essendo a digiuno di norme e regolamenti in materia, ho cominciato dal principio. Innanzi tutto ho studiato quella che è la tradizione del culto dei defunti nella nostra città e le profonde differenze che esistono da quartiere a quartiere.
Perchè una cosa è il megacomplesso dei Cimiteri di Poggioreale, altra cosa sono i Cimiteri periferici dei quartieri che una volta erano Comuni autonomi da Napoli. Cimiteri piccoli, quelli periferici, che sono tuttavia vissuti in maniera ancora più intensa dai cittadini. A Pianura come a Barra, c'è gente che ancora oggi ha l'usanza di andare tutti i giorni a rendere omaggio ai propri cari al Cimitero.
Può sembrare anacronistico ma è così.
E questa è la prima lezione: ricordarsi sempre che i Cimiteri sono luoghi frequentati dai vivi. Luoghi in cui i vivi, le nuove generazioni, possono ritrovare la storia e le tradizioni della nostra città. In altre città, anche del nord, i Cimiteri -o meglio: i Parchi Cimiteriali- ospitano in occasione  della Giornata dei Defunti iniziative culturali, mostre fotografiche, concerti di musica classica e spettacoli, sempre ovviamente consoni alla solennità ed al decoro che richiede la circostanza.
Cosa troveremo il prossimo 2 novembre? Il Sindaco che depone qualche corona agli uomini illustri, purtroppo -almeno per quest'anno- non al compianto Valenzi perchè i lavori per il suo monumento funebre che stava realizzando lo stesso Comune di Napoli sono stati fermati in quanto privi di qualsiasi autorizzazione. Oltre il Sindaco e le autorità al seguito, ci sarà poi una marea di gente. Tutti a piedi, giustamente. Senza però poter contare più di tanto sui pochi pulmini che arrancano slittando per salire dall'ingresso principale per arrivare in cima. Molti saranno inferociti per i disservizi. Alcuni avranno anche la brutta sorpresa di scoprire che la propria cappella di famiglia nell'ultimo anno è stata saccheggiata: asportati gli arredi sacri, i crocifissi ed i portafiori.
I furti, i saccheggi. Come è possibile asportare cinquemila vasi e portafiori in una notte sola? Ma soprattutto: come è possibile asportare un intero pavimento di ceramiche dipinte dell’800 dall’ipogeo di una struttura comunale? I furti nei Cimiteri avvengono con una frequenza incredibile e soprattutto in una sorta di impunità. Da un lato per l’assenza di qualsiasi forma di sorveglianza, dall’altro per la difficoltà con cui ci si accorge del furto stesso quando non è eclatante.
Non tutti i napoletani hanno la possibilità o l’abitudine di recarsi ogni settimana al Cimitero. Capita così che alcuni furti, soprattutto nelle piccole Cappelle Private, vengano scoperti a distanza anche di molti mesi. Sono essenzialmente due le tipologie di oggetti che vengono trafugati: i metalli da fondere e gli oggetti d’arte.
Quando vengono rubati vasi e portafiori si tratta infatti di metalli che vengono rivenduti a peso a qualche fonderia. In genere questo tipo di furto è addebitabile a soggetti legati ad etnie nomadi che spesso vengono arruolati per questo tipo di furti. Non è escluso che anche fregi e busti di valore artistico siano stati asportati solo con l’intento di fonderli.
Altro aspetto è quello del furto di oggetti d’arte. Dai crocifissi lignei di qualche Cappella Privata, ai pavimenti dell’800 asportati in alcuni ipogei comunali, dai busti del Quadrato degli Uomini Illustri alle lastre, realizzate da Francesco Ierace e raffiguranti la Passione di Cristo, che ornavano le stazioni della Via Crucis. Questi furti sono effettuati da individui che hanno un discreto livello di specializzazione, nel riconoscere e nel saper trattare questi oggetti. Il recente furto dei fregi sulla tomba di Totò ha fatto clamore in tutto il mondo, ma si tratta solo della punta di un iceberg.
Come Presidente della Commissione ho ottenuto l’istituzione di nuclei decentrati della Polizia Municipale nei Cimiteri Periferici, grazie alla disponibilità manifestata dal Comandante della Polizia Locale. Per il momento è prevista però la presenza degli agenti di Polizia Locale, ex custodi dei Cimiteri, soltanto nelle ore di apertura dei Cimiteri. È indispensabile garantire una custodia notturna. Per prevenire i furti e perché non è più tollerabile che i Cimiteri siano di notte alla portata di chiunque.
Il Quadrilatero degli Uomini Illustri: lì dove sono custodite le spoglie mortali degli uomini e delle donne che hanno reso celebre Napoli nel mondo per le sue arti, la sua cultura e la sua scienza, si registrano i maggiori furti ed atti vandalici. Il cosiddetto recinto degli Uomini Illustri è sconfortante: steli di marmo decapitate dai busti che reggevano sono l’immagine offerta. Quando terminerà la catalogazione delle opere di pregio contenute nel Cimitero probabilmente si potrà soltanto appurare con rammarico quanti altri trafugamenti ci sono stati negli ultimi anni. Più volte è stata annunciata la volontà di realizzare un impianto di video sorveglianza notturna, che potrebbe riguardare almeno la zona degli Uomini Illustri. Finora però non è mai stata realizzata.

Ritorno al mio primo impatto da Presidente della Commissione: studiare e comprendere il Sistema Cimiteriale, partendo dalle tradizioni. A Napoli, come in poche altre città d'Italia, il culto dei morti è particolare. Questo spiega perchè la maggioranza delle famiglie napoletane scelgono per i propri cari estinti il rito della inumazione al coperto. Le fosse all'aperto, diffuse nella maggior parte delle città settentrionali del nostro Paese ed essendo la quasi totalità negli altri Paesi occidentali, hanno ottenuto un recente successo di richiesta soprattutto nei cimiteri periferici, dove sono l'unica possibilità di interro se si vuole realmente restare sul cimitero del proprio quartiere. A Poggioreale, pur essendoci fosse all'aperto disponibili, sono pressochè inutilizzate, resistendo il culto dell'interro al coperto. Ma quale è la differenza tra fosse al coperto ed all'aperto? La mineralizzazione che avviene al coperto, in un terreno secco, di origine vulcanica, è del tutto diversa da quella che avviene all'aperto, dove il terreno è esposto agli agenti atmosferici e dove più è umido il terreno più veloce è la decomposizione dei tessuti organici. Al coperto si ha piuttosto un processo di mummificazione, che restituisce un corpo essiccato in grado di restare anche in piedi appoggiato ad una parete. Può sembrare incredibile, ma per molti napoletani questa usanza è così radicata da generare comportamenti del tutto assenti in altre città italiane: questa sorta di “mummie” vengono periodicamente pulite, spazzolate, cosparse di insetticidi. Attività che ovviamente hanno ulteriori costi, facendo sorgere il dubbio che certe “usanze” siano in alcuni casi tenute appositamente in vita per garantire la sopravvivenza degli affari che vi ruotano intorno.
Fatta questa un po' macabra premessa, si ricorda che la quasi totalità delle fosse al coperto sono di proprietà privata.
A proposito di esumazioni. Ha fatto molto discutere l'avvio delle cosiddette esumazioni d'ufficio, cioè la programmazione della data di esumazione allo scadere dei tempi previsti e la contestuale messa a deposito per 12 mesi dei resti mortali qualora i parenti non abbiano un loculo dove sistemarli. Al termine dei 12 mesi si annunciava la sistemazione dei resti in ossario comune. Se la legge prevede un periodo di inumazione di 10 anni, appare irrituale costringere i familiari dei defunti a far effettuare prima la esumazione. I tempi ridotti dovrebbero essere una opzione consensuale tra Pubblica Amministrazione e familiari dei defunti. Si possono pertanto immaginare esumazioni d'ufficio solo allo scadere dei 10 anni, sempre che sia appurato un totale disinteresse dei familiari alla salma inumata. Perchè se i familiari sono in attesa del completamento dei lavori commissionati dal Comune per la realizzazione di nuovi loculi, si ritiene giusto dare la possibilità a questi cittadini di attendere con la esumazione per poter acquistare un loculo comunale piuttosto che doversi rivolgere alle esorbitanti richieste del mercato privato.
La procedura corretta è: allo scadere dei 10 anni contattare i familiari dei defunti. Se non vi sono o se non hanno alcun interesse per i resti mortali da esumare, si può procedere d'ufficio. Se i familiari vi sono e fanno richiesta di un loculo in un dato cimitero dove è già stata annunciata la realizzazione di nuovi loculi da parte del Comune, la esumazione è rinviata al momento in cui saranno disponibili i loculi.
Per restare in materia di esumazione, vorrei affrontare l'aspetto legato ai tempi di interro. L'ordinanza di gennaio 2008 del Sindaco di Napoli aveva elevato a cinque anni il periodo di interro, al coperto o allo scoperto che sia. La recente ordinanza numero 925 del 2 settembre firmata dal Vicesindaco, per far fronte all'emergenza registrata nel mese di agosto, sospende fino al 1° gennaio 2012 la scelta fatta dal Sindaco: come già accadeva negli ultimi dieci anni si continueranno ad autorizzare esumazioni dopo solo venti mesi per superare il problema della carenza di fosse. Le fosse non si sono costruite, ma quelle esistenti sono molto remunerative, garantendo incassi tre volte superiori. Ma qual'è la normativa vigente? Il DPCM 285/90 e la Delibera di Giunta Regionale della Campania 1948/03 fissano in dieci anni (120 mesi) i tempi di inumazione. La Regione Campania concesse una speciale deroga al Comune di Napoli attraverso il decreto dirigenziale 53 del 30/06/2006 per diminuire il periodo di inumazione portandolo a soli 5 anni (60 mesi) in base ad esami geologici sulla composizione del terreno utilizzato per le fosse da interro, riconoscendo particolari caratteristiche che favoriscono la mineralizzazione.
A Napoli di fatto si “scava” dopo soli 20 mesi e si nutrono dubbi sulla legittimità di tale periodo autorizzato dalla ordinanza 333 del 31/12/1997 e ripreso dalla 925 di quest'anno.
Lo avrete capito e so di essere impopolare: io non condivido questa scelta dei 20 mesi, nonostante i tempi così ridotti facciano ormai parte della “tradizione”.
Esumare le salme dopo così poco tempo è a mio giudizio una usanza barbara, considerato che spesso una esumazione così prematura necessita di un ulteriore periodo di interro perchè, traducendo dal gergo, “il morto esce fresco” e quando ciò accade l'unica cosa da fare per i familiari del defunto è concedere una mancia agli addetti alla esumazione che così si prestano al barbaro rito della “pulitura” dello scheletro dai brandelli di carne in putrefazione ancora rimasti.
Per restare in tema di impopolarità, vi dico fino in fondo come la penso anche su un'altra questione: ho contestato più volte all'Amministrazione Comunale le tariffe per la concessione dei loculi. Secondo me sono troppo alte e soprattutto poco diversificate tra loro. Dal 2005 i prezzi sono raddoppiati. In questo modo si sono raggiunte cifre che vanno dai 2.100 ai 3.600 euro per i tumuli nei nicchiai comunali. Queste tariffe troppo alte rispetto ai costi di costruzione, che si dovrebbero aggirare su prezzi ben più bassi (circa 1200 euro a nicchia). Sarebbe più giusto far pagare molto meno i loculi delle file superiori, quelli cioè raggiungibili solo con una scala, rispetto alle più richieste seconde file. Allo stesso tempo però, ritengo sia da rivedere il tempo di concessione. Novantanove anni sono troppi. E non lo dico per esigenze “di cassa”, cioè per far incamerare più soldi al Comune. Lo dico perchè probabilmente un periodo così lungo comporterà una serie di problemi allo scadere: perdita di interesse degli eredi, perdita di documenti, controversie tra gli eredi su chi debba subentrare. In molte città la concessione è di soli trent'anni. Non dico di arrivare a così poco, ma ci si potrebbe fermare ad esempio a cinquant'anni. Concedere una concessione che dura 50 anni significa investire al massimo una generazione successiva a quella di chi aveva stipulato il contratto.
Non condivido inoltre quanto contenuto nel Regolamento di Polizia Mortuaria che vieta ai privati di cedere le concessioni: il Regolamento prevede che il cittadino titolare di una concessione per un loculo o per una cappella gentilizia possa cederla solo ed esclusivamente al Comune che provvede alla riassegnazione. Sia chiaro, l'intento iniziale poteva anche essere condivisibile: evitare che il Cimitero diventi un mercato e che i prezzi lievitino a dismisura. Ma nei fatti la situazione è peggio: i Cimiteri sono un mercato nero, con prezzi che continuano a salire vertiginosamente, le cui compravendite “a nero” finiscono per essere anche legittimate dai Notai: basta sottoscrivere una semplice “procura” ed il gioco è fatto. Qua entra in gioco il ruolo che deve avere la Politica: per governare un fenomeno, non sempre la soluzione teorizzata è la migliore. Ecco quindi che bisogna far conciliare la migliore soluzione studiata a tavolino con la realtà, trovando un compromesso. Permettiamo allora la cessione tra i privati, mettendo però delle regole che possano fermare gli speculatori.
Parlavo in premessa dei trasporti funebri. Ovviamente è il primo contatto che hanno le famiglie in caso di un lutto, perchè prima del Cimitero c'è il funerale. Ve l'ho già detto non trovo giusto che l'intera categoria sia stata “criminalizzata”. Mele marce ce ne sono sicuramente, ma né più né meno di quanto non avvenga in altri settori. Questo vuol dire che esistono esempi storici di elevata professionalità, a cui ovviamente fanno da contraltare alcuni che si improvvisano dalla sera alla mattina. Ma l'aspetto più rilevante è quello dei trasporti che dovrebbe garantire l'Ente pubblico.
Il Comune di Napoli offre il proprio servizio di trasporto funebre al costo di 400 euro attraverso dei vecchi carri funebri, modello Fiat Croma immatricolati nel 1995. L'ultima arrivata è una Fiat Marea acquistata circa dieci anni fa. Gli impiegati comunali addetti al servizio sono anziani ed appare incredibile che riescano ancora a svolgere una mansione che richiede un notevole sforzo fisico. Con questa premessa, non c'è da meravigliarsi se nessuno si rivolge al Comune per commissionare un funerale. L'unica attività che il Comune riesce ad erogare è quella dei trasporti di resti mortali all'interno dei Cimiteri, con liste di attesa lunghissime, non tanto per l'eccessiva   richiesta,   ma   per le continue difficoltà legate all'effettivo funzionamento delle auto-funebri e per la carenza del personale. Gli impiegati comunali sono infatti destinati prioritariamente al servizio che il Comune eroga per conto dell'autorità giudiziaria, il prelievo ed il trasporto in obitorio delle vittime di morte violenta. Anche questa attività, svolta con dei vecchi furgoni, è garantita con un equlibrio precario delle poche unità disponibili.
Quella dell'anzianità del personale è una di quelle problematiche trasversali: si hanno ripercussioni sul servizio dei trasporti, sulla guardiania e soprattutto sulle attività di polizia mortuaria.
I seppellitori. Senza mezzi termini: i Cimiteri di Napoli si reggono sulle mazzette. Cioè sulle regalie che i cittadini fanno ai seppellitori. Se non ci fossero quelle “mazzette” non si seppellirebbe più un morto in città. E vi spiego perchè.
Immaginate la scena: dopo il funerale il carro funebre entra nel cimitero. Si scende la bara e si consegna ad un gruppo di tre persone. Due di loro sono abbastanza giovani, hanno una tuta bianca indosso. Nuova, pulita, una immagine positiva. Il terzo è invece molto anziano. Ha un vecchio pantalone blu malandato. Da cui fuoriesce una camicia azzurra alquanto dozzinale. Sul taschino ha però un logo questo terzo signore: un logo giallo e rosso, quello del Comune di Napoli. Gli altri no. Gli altri hanno una scritta: cooperativa seppellitori. Sono i due a fare tutto, prendono la bara, la portano giù nell'ipogeo, scavano la terra, aprono la bara per controllare il cadavere e sistemarlo, rimuovendo qualche eventuale vestito in tessuto sintetico che possa rallentare la mineralizzazione. L'anziano con la camicia azzurra osserva la scena e si limita a depositare una boccettina contenente i dati della salma. I due con la tuta bianca sono stati così gentili, così bravi e professionali, che viene spontaneo ricompensare i loro servizi con una mancia.
Chi sono quei due? Seppellitori delle cooperative private. Che operano senza alcun titolo: il regolamento comunale demanda esclusivamente al personale comunale le attività di polizia mortuaria. Sono cioè degli abusivi secondo l'Amministrazione Comunale di Napoli. Nonostante svolgano queste attività da quindici anni. Il terzo della scena appena descritta, quello anziano, è un seppellitore comunale, quello cioè che avrebbe dovuto da solo, o in compagnia di qualche suo collega, procedere alle attività di interro.
Quando a febbraio 2008 i lavoratori delle cooperative, gli “abusivi” per intenderci, hanno deciso di scioperare, i Cimiteri si sono fermati. Perchè l'Amministrazione Comunale non è in grado di offrire i servizi minimi di polizia mortuaria.
Sarebbe stato opportuno regolarizzare questa presenza storica ed indispensabile all'interno dei cimiteri. Ma non è stato fatto. Col risultato che questi lavoratori delle cooperative non hanno nessuno stipendio, nessun riconoscimento, lavorano al posto dei comunali che non hanno più le condizioni fisiche per farlo, portando avanti le proprie famiglie con quello che ricevono sotto forma di mance, regalie, in napoletano “mazzette”.
I Cimiteri a Napoli si reggono solo grazie agli abusivi ed alle mazzette.

Da quanti anni si parla di realizzare il Parco Cimiteriale? Progetti, gare internazionali, studi di fattibilità, piani regolatori. Carte su carte e nel frattempo i Cimiteri di Poggioreale sono ancora circondati da insediamenti rom, discariche e rottamatori d'auto.
Non va meglio per un'opera d'arte come il Mausoleo di Posillipo. Il Mausoleo Schilizzi (conosciuto anche Ara votiva per i caduti della patria) è un monumento funebre dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale di Napoli. Sorse nel quartiere Posillipo tra il 1881 ed il 1889 e rappresenta uno dei più interessanti esempio di archittettura neo-egizia italiana. Progettato e costruito dall'architetto Alfonso Guerra su commissione di Matteo Schilizzi, in corso di realizzazione fu acquistato dal comune nel 1921 e adibito a reliquiario per le salme dei caduti della "Grande Guerra" (ivi trasferite nel 1929 dal Cimitero di Poggioreale e attualmente ospita anche i caduti della Seconda Guerra Mondiale, compresi quelli delle Quattro giornate di Napoli. In tutto 2500 caduti per la Patria e per la Libertà del nostro popolo. Furono in seguito compiuti lavoro di adattamento per opera di Camillo Guerra e posizionate le Cariatidi per opera di Giambattista Amendola. Nel sopralluogo effettuato      dalla Commissione al Mausoleo di Posillipo abbiamo dovuto constatare il grave stato di dissesto in cui versa la struttura. Al di là dell’enorme valore simbolico che racchiude, il monumento esprime una valenza artistica-architettonica tale da meritare una attenzione culturale e turistica. Non più quindi il Mausoleo come momento di ricordo e di onore della memoria per le spoglie mortali degli uomini delle Forze Armate in esso conservate ma piuttosto il Mausoleo come uno dei principali elementi storico-culturali dell’intera città di Napoli, da poter mostrare al mondo ed alle nuove generazioni con orgoglio e soddisfazione. La situazione attuale tuttavia è disarmante, con infiltrazioni d’acqua che trafila dai loculi e con pericolosi crolli strutturali come quello che ha danneggiato la scala che porta al torrione. Sono sempre più numerosi i familiari che chiedono di portare via i resti mortali dei propri congiunti.
Potrei tenervi ore, ma vi assicuro che non è mia intenzione farlo, raccontandovi storie legate ai singoli cimiteri di Napoli. Potrei raccontarvi dei loculi che un anno fa l'Amministrazione Comunale fece realizzare tra le porte del bagno degli uomini e quello delle donne al cimitero di Soccavo, poi demoliti perchè l'ASL non intendeva concedere il collaudo. Oppure potrei raccontarvi dei resti mortali visibili a Ponticelli o nel muro di cinta di Poggioreale. Vi potrei raccontare dei continui allagamenti nell'ipogeo di Chiaiano o dei trafilamenti di Soccavo. Dei tubi innocenti che dal terremoto reggono in piedi il muro di cinta di Barra ed i resti mortali in esso contenuti. Potrei raccontarvi del terreno che feci sostituire nel campo di inumazione di Pianura perchè quello utilizzato non era idoneo oppure delle vicende criminali che hanno rallentato per anni l'ampliamento di Secondigliano. Potrei raccontarvi dei prossimi ampliamenti, ivi compreso quello di Barra dove si intende realizzare le fosse da interro a venti metri dalle abitazioni, cioè sotto le finestre della gente. Oppure vi potrei raccontare dei 12 cadaveri in evidente stato di decomposizione da giorni in una improvvisata sala deposito al Cimitero di San Giovanni ritrovati dai Carabinieri in seguito ad un mio esposto. O ancora: potrei raccontare la vicenda dell'obitorio, dove sempre in seguito ad un mio esposto i carabinieri hanno appurato che i rifiuti obitoriali, cioè il vestiario dei cadaveri intriso di sangue (anche quello di persone affette da AIDS o da epatiti), veniva trattato in base a precise disposizione degli uffici comunali come rifiuti cimiteriali, equiparabili a rifiuti solidi urbani. Potrei ricordarvi le bare lasciate lungo i viali di Poggioreale avvolte in qualche sacchetto dell'immondizia, nonostante avessi più volte richiesto la loro collocazione in attesa del prelievo in apposite aree di stoccaggio come prevede la normativa.
Rischieremo però di mancare l'obbiettivo, di cadere nello specifico senza riuscire ad avere quella visione complessiva di cui parlavo inizialmente.
Permettetemi quindi di soffermarmi solo su un paio di altre questioni prima di arrivare alla conclusioni: a cominciare dall'impianto di Cremazione. Finora il costruendo impianto di cremazione è stato solo uno strumento di propaganda, di annunci puntualmente disattesi. Sul quotidiano “Il Mattino” il 26 ottobre 2006 era stato intervistato il dirigente del Servizio: “entro la fine del 2008 anche Napoli avrà il suo inceneritore dove sarà possibile cremare i defunti (...) in fase di ultimazione dopo oltre dieci anni dall'inizio dei lavori”. L'articolo citava anche “decine di operai impegnati quotidianamente nella realizzazione del progetto”. Da allora ad oggi nulla è cambiato. A luglio 2007 sempre su “Il Mattino” veniva annunciato dall'Assessore ai Cimiteri un bando per completare il crematorio entro due anni, con costi di circa cinque milioni di euro. In realtà un anno prima lo stesso Dirigente aveva stimato i costi sostenuti in circa un milione e duecentomila e ulteriori spese da sostenere in un milione e quattrocentomila euro. In mezzo c'è una delibera di Giunta Comunale, la 694 del 23 aprile 2008, che prevede uno stanziamento di 2.880.453,06 euro  per  il  completamento dell'impianto di cremazione.
È stato sbagliato tutto fin dall'inizio. L'opera andava realizzata in project financing. Invece l'Amministrazione Comunale ci ha rimesso milioni di euro senza ancora ottenere nulla. Sarebbe stato più opportuno realizzare l’opera attraverso lo strumento del project financing, offrendo la gestione dell’impianto ai privati che lo avrebbero realizzato attraverso una concessione in un arco di tempo definito. Le tariffe sarebbero state stabilite dal Comune. L’opera, pur realizzata e gestita dai privati, sarebbe stata comunque di proprietà pubblica ed al Comune sarebbe stata consegnata al termine del periodo sancito nella concessione del project financing. Ad esempio con una tariffa di poche centinaia di euro ed un periodo di concessione anche di soli quindici anni si sarebbe attirato un notevole interesse degli investitori privati, considerando che per i soli residenti di Napoli la domanda di cremazione -pur effettuata in costose strutture private fuori Comune- è negli ultimi tre anni triplicata, raggiungendo le 1.047 richieste del 2008 a fronte delle 333 del 2005. Erano 102 nel 1999, soltanto 12 nel 1991. Ad oggi, ancora non è definito il criterio con cui verrà gestito l’impianto.
Quando entrerà in funzione l'impianto di cremazione sarà un duro colpo per le tante economie che ruotano intorno ai cimiteri. Ma piaccia o non piaccia, il futuro è quello. Non è pensabile immaginare un ampliamento illimitato dei Cimiteri, altrimenti prima o poi creeremo anche noi una Città dei Morti come al Cairo, dove il Cimitero è abitato.  La pratica della cremazione inizia ad essere considerata dai napoletani come una scelta di civiltà da contrapporre alle tante problematiche e speculazioni che offendono la dignità dei resti mortali, occorre definire da subito le modalità di gestione del costruendo impianto di cremazione, considerando che esso avrà una portata che va oltre quella cittadina e provinciale. Non è infatti da escludere che possa diventare l’impianto di riferimento per una vasta area che vada anche oltre i confini regionali.
Un ultimo aspetto che voglio evidenziare: l'appalto per la fornitura elettrica. Nel mese di giugno 2007 è scaduta la concessione ventennale che affidava all'Ente Autonomo Volturno il servizio di lampade votive ed illuminazione dei cimiteri comunali. Il contratto originario era del 1930 di trent'anni. Al termine del contratto l'E.A.V. Ha continuato di fatto la gestione e questo rapporto di fatto è stato sanato con delibera di Giunta Comunale nel 1983. Il nuovo contratto che prevedeva una concessione ventennale è stato registrato con numero di repertorio 58569 del 24 giugno 1987.
Questo significa che da almeno vent'anni si sapeva che a giugno 2007 si sarebbe dovuta espletare una nuova gara. Eppure il Dirigente del Servizio Cimiteri non si è preoccupato per tempo di predisporre tale gara. Addirittura la scadenza è passata senza che nulla accadesse e solo dopo quasi un anno il Dirigente ha sottoposto alla Giunta la necessità di una proroga ed una sanatoria dei mesi trascorsi senza contratto. Non si comprendono simili scelte decisionali assunte dal Servizio Cimiteri nella persona del suo Dirigente, che hanno portato ad approvare una delibera in Giunta Comunale, la 615 del 17 aprile 2008 che prevede appunto una proroga. Si leggo alcuni passaggi del parere del Segretario Generale che valgono più di qualsiasi mio commento: «si osserva che mentre l'oggetto recita “Indirizzi in materia di gestione illuminazione votiva e elettrificazione dei cimiteri cittadini”, il deliberato intende non solo dare indicazioni operative agli uffici sul servizio di illuminazione votiva ma anche adottare decisioni in merito» (...) «si segnala in proposito che la scelta delle modalità di gestione dei servizi pubblici è una competenza del Consiglio Comunale» (...) «nella premessa della proposta si dichiara che l'atto “risulta pertanto confermativo della modalità di gestione attuale e storicamente consolidata nella prassi amministrativa comunale” in ogni caso nulla si dice circa le condizioni di fatto e di diritto che consentono la proroga né tantomeno la sanatoria del tempo trascorso dalla scadenza della prima concessione».
Vi ho offerto numerosi spunti. Questioni diverse. Che però vanno affrontate insieme.
Non esistono singoli rimedi. Esiste un solo unico rimedio: cambiare l'intera gestione del sistema cimiteriale. Partendo però da un elemento da cui non si può assolutamente prescindere: la Curia, che attraverso le sue Arciconfraternite gestisce le congreghe, cioè la stragrande maggioranza degli immobili presenti nel Cimitero, oltre 200 immobili, circa il 90% delle strutture esistenti. Nessuna Amministrazione riuscirà mai a concludere nulla senza ritrovare un corretto dialogo con la Curia e i tentativi arroganti messi in campo dall'Amministrazione Comunale negli ultimi due anni non hanno sicuramente favorito il dialogo: prima pretendevano gli elenchi dei confratelli, poi volevano stabilire il calendario delle attività di esumazione in ogni congrega, poi la pretesa della “tassa sui morti” ossia il contributo per giardinaggio e nettezza che avrebbe generato un debito della arciconfraternite di svariati milioni di euro.
Tra le mie proposte, che mi auguro possano trovare realizzazione nella prossima Amministrazione Comunale di Napoli, perchè sinceramente su questa è inutile fare affidamento, vi è innanzi tutto un tavolo di lavoro con la Curia per la definizione di un unico sistema gestionale dei Cimiteri.
Ma permettetemi di arrivarci fra un attimo. Prima vorrei elencarvi, senza scendere troppo nei dettagli le proposte più semplici da realizzare.
Va individuata una nuova area da destinare a “le Donne e gli Uomini Illustri del XX e XXI secolo”, considerando che l’area degli Uomini Illustri è ormai satura di nuovi spazi, affidando al Sindaco, sentito il Consiglio Comunale, la decisione solenne su chi è meritevole di entrarvi piuttosto che a burocratiche procedure di commissioni tecniche. È giusto infatti che la Città di Napoli sia in grado di offrire un doveroso riconoscimento a quelli che con la propria arte, la propria conoscenza ed il proprio ingegno abbiano contribuito a migliorare Napoli e la sua immagine nel mondo. Un luogo sacro, ove permettere attraverso la realizzazione dei monumenti funebri la realizzazione di nuove forme d’arte visto che le principali opere d’arte dell’umanità nascono come monumenti funebri.
Occorre rimodulare, in linea con il Decentramento Amministrativo che ha portato alla nascita delle dieci Municipalità cittadine, gli uffici preposti alle attività di polizia mortuaria, alla sorveglianza ed alla manutenzione di ogni singolo Cimitero periferico. Con una simile organizzazione sarebbe inoltre opportuno prevedere che siano le Municipalità ad occuparsi della manutenzione del verde e degli immobili dei Cimiteri periferici attraverso i fondi del proprio bilancio ed attraverso il proprio Ufficio Tecnico.
È necessario regolamentare meglio i trasporti funebri per combattere l'abusivismo e l'improvvisazione, dando mandato agli uffici competenti di pubblicare su Internet, attraverso un apposito link dalla home page del sito istituzionale del Comune di Napoli, le tariffe praticate dalle imprese di trasporti funebri considerato che i listini in quanto pubblici sono depositati annualmente presso il Servizio cimiteri, in modo da favorire la trasparenza nei rapporti tra cittadini ed imprese.
È altresì indispensabile istituire la figura del Curatore dei beni artistici ed architettonici presenti    nei Cimiteri di Napoli. Immagina una personalità di grande spessore culturale a cui affidare il compito di sovraintendere ad un Servizio dedicato alla conservazione ed alla catalogazione delle opere d’arti e delle strutture di pregio presenti nei Cimiteri napoletani. Attraverso un minimo investimento in termini di personale da dedicare a questa attività, si metterebbe in campo uno strumento di grande valenza, a cui affidare tra l’altro la promozione di iniziativa culturali ed artistiche da tenere nei Cimiteri, al fine di presentare gli stessi non come luogo di triste degrado ma piuttosto come luogo di solennità.
Occorre istituire la figura del Garante del Defunto, un soggetto che venga consultato dall'Amministrazione per un parere di carattere etico e morale su questioni che riguardano le sorti dei resti mortali (ad esempio le esumazioni d'ufficio o la collocazione in ossario comune) e che allo stesso tempo possa registrare segnalazioni e denunce da parte dei cittadini in ordine a vicende accadute nei cimiteri o nei rapporti con imprese di trasporti funebri, necrofori, portieri di congrega, erogatori di servizi (lampade votive, ceri, fiori).
L'ultima proposta è quella più importante. Quella appunto che deve passare attraverso un attento lavoro di confronto con la Curia per arrivare ad una riforma dell'intero sistema cimiteriale che prevede l'affidamento della gestione e della manutenzione dei Cimiteri cittadini ad una società comunale come avviene ad esempio a Roma, dove i cimiteri sono gestiti autonomamente da una società municipalizzata. Questa secondo me è la strada da percorrere: una società pubblica, o pubblica nella maggioranza delle sue azioni. A questa società si dovranno affidare tutte le attività: da quelle dei necrofori e dei seppellitori alla gestione dell’impianto di cremazione, dalla gestione degli impianti di illuminazione alla custodia, dalla riscossione delle tariffe alla manutenzione di immobili ed aiuole, oltre che la gestione per conto del Comune delle procedure di ampliamento dei Cimiteri. L'obiettivo è una gestione unica a cui affidare i rispettivi patrimoni immobiliari e monumentali di Comune e Curia al fine di  garantire una gestione uniforme dei Cimiteri, con  personale regolarmente inquadrato, con regole certe e trasparenti per l’utenza. Attenzione: non un carrozzone elefantiaco ma uno strumento agile, in grado di semplificarele dinamiche gestionali ed i rapporti con i principali erogatori di servizi.
Si deve avere il coraggio di una scelta simile, rompendo completamente con il passato ed il presente, altrimenti i Cimiteri napoletani saranno perennemente in crisi, perchè la crisi è fonte di confusione ed il caos rende facile la vita per chi ha interesse solo a speculare, perfino sulla morte.
                            dott. Andrea Santoro
Presidente della Commissione di Indagine sulle Criticità dei Cimiteri istituita in seno al Consiglio Comunale di Napoli

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